dialetto

DIALETTO

 

 

Testo: Mario Colombo


 

Caràter de la rassa bergamasca:
fiàma de rar; sóta la sènder, brasca……

“Il carattere della gente bergamasca raramente è simile
ad una fiamma appariscente, ma, sotto le cenere,
conserva viva una brace sempre accesa….”

in altre parole:

I Bergamaschi sono silenziosi, riservati e buoni, purchè
non vengano troppo disturbati… In questo caso
reagiscono con veemenza, al di là di quanto il loro
carattere abituale possa far credere….
Da alcuni anni, come appassionato di storia locale mi 
sono dedicato ad un’attività di “riscoperta” e di 
presentazione di un mondo “quasi scomparso”, ma che, per fortuna mantiene ben saldo la sua validità e con il passare del tempo, tutti noi andiamo alla ricerca riscoprendo le nostre radici.

Il nostro intento è quello di contribuire a salvare qualche pillola di dialetto bergamasco, visto che per questo dialetto, come per tanti altri sembra giunto il tempo di una veloce scomparsa.

Il dialetto bergamasco è un dialetto appartenente al ramo orientale della lingua lombarda appartenente derivato dal latino volgare  innestato sulla precedente lingua celtica parlata dai Galli. Con il  tempo ha subìto varie modifiche, le più importanti delle quali sono avvenute durante le dominazioni longobarde che hanno lasciato terminologie germaniche entrate a fare parte del linguaggio comune.
Espressione idiomatica tipica del bergamasco è pòta, termine di origine triviale, usato oggi come esclamazione principalmente per esprimere senso di rassegnazione davanti all’inevitabile. Il termine esiste anche in bresciano, cremasco e nell’antico padovano nel senso di insomma.
Il dialetto bergamasco ha origini antiche, è attestato nel Basso Medioevo da diversi atti di transazioni private, ma anche da alcuni componimenti poetici fatti risalire alla prima metà del XIII secolo.

 

Come tutte le lingue anche il bergamasco ha delle regole che nascono dalla sedimentazione consuetudinaria di costruzioni lessicali orali e letterarie comunemente accettate e usate. Anche se lievi differenze si riscontrano in diverse parti del territorio orobico, la struttura linguistica base, la fonetica, la morfologia, il vocabolario rimangono comuni. L’origine e la stretta contiguità con l’italiano, di cui “subisce l’influenza sempre più livellante e distruttiva” ne ha fatto assorbire molte regole pur mantenendo alcune peculiarità proprie.
Particolarmente tipiche sono l’aferesi e l’esistenza di una forma interrogativa del verbo (an va, andiamo; an vài?, andiamo?) e, di origine probabilmente germanica, la caratteristica di avere il verbo coniugato allo stesso modo per le terze persone singolare e plurale e per la prima persona plurale.
Queste voci verbali vengono distinte tra loro tramite un pronome clitico obbligatorio posto tra il pronome personale (facoltativo) e la voce verbale, come nella “Lingua veneta” .

(lü) ‘l laùra = egli lavora
(lé) la laùra = ella lavora
(nóter) an laùra = noi lavoriamo
(lur) i laùra = loro lavorano
(lü) ‘l màia = egli mangia
(lé) la màia = ella mangia
(nóter) an màia = noi mangiamo (si noti che in questo caso la pronuncia della combinazione n+m diventa una m doppia).
(lur) i màia = loro mangiano

Fonetica

Il bergamasco possiede una fonetica simile a quella degli altri dialetti lombardi orientali. Possiede gruppi consonantici non presenti nella lingua italiana come le sequenze sg [zʤ] e s-c [sʧ]; quest’ultima non può essere resa attraverso l’ortografia italiana se non inserendo un tratto o un punto separatore tra la s e la c.
La si può trovare a inizio di parola (s-cèt, bambino), in posizione centrale (brös-cia, spazzola), in fine di parola (mas-cc, maschio).
La lettera v a inizio di parola generalmente è muta, viene pronunciata [v] solo per eufonia quando è preceduta da l o n (ad esempio: ol vi, it. il vino).
Pur non esistendo regole di ortografia standardizzate, l’editoria locale ha creato uno standard di fatto. La ] (come in it. cielo) in fine di parola viene scritta cc, la [ʤ] (come in it. gelo) in fine di parola è indicata con gg.

Esempio di toponomastica

La c dolce in fine di parola viene resa per scritto con “cc
Le vocali :sono nove
a, come la a italiana
é, come la e chiusa italiana ( “io”)
è, come la e aperta italiana (s-cèta “bambina”)
i, come la i italiana
ó, come la o chiusa italiana (sólet “solito”)
ò, come la o aperta italiana (gròs “grosso”)
ö, come la ö tedesca e lo oeu francese (piö “più”)
u, come la u italiana
ü, come la ü tedesca e la u francese (refüt “rifiuto”)
Come in italiano, esistono coppie minime di parole in cui l’apertura o la chiusura del suono vocalico fa differenza grammaticale o di significato
la ròba (la roba, le cose) – la róba (ella ruba)
(io) – (bisogna, si deve)
Le parole che terminano per consonante non terminano con una consonante sonora, ma con la corrispondente consonante sorda. Non esiste una regola ortografica standardizzata per preferire la trascrizione fonemica (usata in questa voce) a quella morfemica. Esempio:
gialt, giallo – gialda, gialla – gialcc, gialli – gialde, gialle

Articoli e sostantivi

Articoli e sostantivi del bergamasco sono di due generi (maschile e femminile) e di due numeri (singolare e plurale).
L’articolo indeterminativo maschile singolare è ü, femminile è öna; nelle zone di pianure sono diffuse le forme an e ana, spesso apocopate in ‘n e ‘na. Come in italiano, non esiste un articolo indeterminativo plurale, ma si ricorre all’articolo partitivo de + articolo determinativo (dol, d’la, di).
L’articolo determinativo maschile singolare è ol, femminile è la, al plurale è identico per entrambi i generi ed è i.
Plurale dei sostantivi e degli aggettivi
i lemmi che al singolare terminano nelle consonanti:
d-t le trasformano al plurale in cc, esempio: dispetto, ol dispet, i dispecc
n la trasforma in gn, esempio: anno, l’an, i agn
l la trasforma in i, esempio: badile, ol badél, i badéi
Le altre consonanti rimangono invariate, esempio: grido, ol vèrs, i vèrs;
i lemmi che terminano nelle vocali:
toniche al plurale rimangono invariate es: città, la sità, i sità;
i lemmi che terminano nelle vocali atone:
a la trasforma al plurale in e, esempio: bandiera, la bandéra, i bandére;
i lemmi che terminano in:
ca ga le trasformano in che ghe, esempio: oca, óca, óche;
i lemmi che terminano in:
cia, gia al plurale diventano ce, ge, esempio: vecchia, la ègia, i ège;
i lemmi che terminano in:
e al plurale rimangono invariati
i lemmi che terminano in:
o la trasformano in i, esempio: caso, ol caso, i casi.

Aggettivi e participi passati

Concordano in genere e numero col soggetto; quelli maschili al singolare terminano generalmente per consonante e al plurale rimangono invariati, a meno che non terminino per -t, in tal caso la consonate finale viene addolcita in -cc, spesso pronunciato -i per ragioni eufoniche (cioè quando l’aggettivo è seguito da una consonante):
sì’ stacc fürtünacc iér [siˈstai̯ fyrty'natʃ jer ]
ga sì’ ‘ndacc iér [gasin'datʃ jer]
quelli femminili al singolare terminano generalmente per -a e al plurale la loro desinenza cambia in -e (mat, macc, mata, mate).
Gradi degli aggettivi:
Gli aggettivi qualificativi hanno, anche nel dialetto bergamasco, i due gradi del comparativo e il superlativo, a loro volta distinti, i primi, in comparativo di uguaglianza, comparativo di maggioranza e comparativo di minoranza, e il secondo in superlativo relativo e superlativo assoluto.
Il comparativo di uguaglianza si esprime aggiungendo all’aggetivo le locuzioni:
compàgn de (uguale a), come, coma (come), tat quat de (tanto quanto), esempio: lü l’è bèl compàgn de té (lui è bello come te).
Il comparativo di maggioranza si esprime con la locuzione:
piö… de (più… di), esempio: lü l’è piö bèl de té.
Il comparativo di minoranza si esprime con la locuzione:
méno… de (méno… di), esempio: lü l’è méno bèl de té.
La comparazione tra due aggettivi si esprime con le locuzioni:
piö… che... (più… che…), méno… che… (meno… che…), esempio: piö lóng che larg, méno lóng che larg.
Il superlativo relativo si esprime con le locuzioni:
ol piö… de… (il più… di… ), ol méno… de… (il meno… di…), esempio: ol piö bèl dol paìs (il più bello del paese), ol méno bèl dol paìs (il meno bello del paese).
Il superlativo assoluto si esprime con le locuzioni:
pròpe, töt, piö che, tant, gran(d), esempio: pròpe bèl (bellissimo).

 

Verbi

Come l’italiano, i verbi del dialetto bergamasco hanno sei persone, ma essendo tre di esse identiche, è necessario distinguerle con il pronome clitico, obbligatorio. Come in italiano è invece facoltativo esplicitare il pronome personale soggetto.
I tempi dei verbi dialetto bergamasco nel modo indicativo sono tre: presente, passato e futuro; non vi è distinzione tra passato remoto ed imperfetto. Ai tre tempi semplici corrispondono altrettanti tempi composti costruiti con i verbi ausiliari èss (essere) e ìga (avere).
Esiste un modo condizionale, mentre il senso reso in italiano dal congiuntivo viene reso in bergamasco con l’indicativo passato; fa eccezione il verbo essere che ha un modo congiuntivo distinto.
Coniugazione del verbo èss (essere); molte voci verbali presentano variazioni in base alla zona in cui il dialetto è parlato.

 

Verbi e preposizioni

È frequente nel bergamasco (come anche in altri dialetti lombardi) l’uso di preposizioni al seguito del verbo per modificarne il significato:
maià = mangiare; maià fò = (letteralmente “mangiar fuori”) vendere, svendere per necessità, sperperare
catà = prendere, cogliere; catà fò = scegliere; catà sö = raccogliere

 

Bibliografia

Bortolo Belotti “Storia di Bergamo e dei bergamaschi”
Umberto Zanetti “La grammatica bergamasca” – Bergamo, Sestante, 2004.
“Dizionario italiano-bergamasco”, compilato da Carmelo Francia e Emanuele Gambarini, Bergamo: Grafital, 2001.
“Dizionario bergamasco-italiano”, compilato da Carmelo Francia e Emanuele Gambarini, Bergamo: Grafital, 2004.

 

Siti utili:

DUCATO DI PIAZZA PONTIDA

VOCABOLARIO DIALETTO BERGAMASCO